Le varici esofagee: come si manifestano e come si curano

Varici esofagee: i sintomi del disturbo

Le varici esofagee si manifestano con difficoltà di deglutizione (disfagia), ma il segno più caratteristico e pericoloso è rappresentato dal sanguinamento, segnalato dall’emissione di sangue attraverso il vomito o attraverso le feci (melena: il sangue, essendo digerito, si presenta di consistenza catramosa). Si pensa che la rottura delle varici esofagee sia la conseguenza della risalita di succhi gastrici lungo l’esofago (rigurgito o reflusso), la cui acidità erode la tonaca mucosa esofagea.

 

Varici esofagee: diagnosi e trattamento

L’esame endoscopico tramite esofago-gastro-duodenoscopia (eseguibile anche per via nasale, metodica innovativa e minimamente invasiva) permette di osservare l’aspetto delle varici, importante per la classificazione delle stesse e la valutazione del rischio di rottura. Questo esame viene generalmente prescritto ai pazienti che presentano emorragie inspiegabili del tratto superiore del tubo digerente.

In base all’aspetto delle varici esofagee e dello stato di salute generale del paziente, il medico può prescrivere farmaci beta bloccanti non cardioselettivi come il propranololo ed il nadololo per contenere l’ipertensione portale. Anche i nitroderivati sono utilizzati con questo scopo. Se il rischio di sanguinamento delle varici esofagee è importante, sempre tramite esofago-gastro-duodenoscopia (operativa) il medico procede alla legatura delle stesse, “strozzandole” mediante anelli di gomma che strozzano le vene, chiudendole e facendole progressivamente scomparire. Un’alternativa alla legatura è la sclerosi delle stesse, che avviene mediante l’iniezione di sostanze in grado di indurre la formazione di coaguli all’interno delle varici. Per chiudere completamente tutte le vene dilatate possono rendersi necessari più trattamenti; l’intervento andrà quindi ripetuto ogni 2-3 settimane sino alla scomparsa delle varici esofagee.

Un’alternativa a questi trattamenti consiste nella decompressione del sistema portale ad opera di shunts porto-sistemici: in pratica si inseriscono chirurgicamente dei ponti venosi artificiali che drenano il sangue dalla vena porta alla vena cava bypassando il fegato.

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