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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Innovare per curare: la sfida del Bambino Gesù raccontata dal Dott. Valerio Balassone

Nel campo della medicina, un’idea brillante o una scoperta scientifica non bastano. Tra il deposito di un brevetto e la sua applicazione concreta nella pratica clinica esiste spesso uno spazio complesso, fatto di passaggi tecnologici, industriali e regolatori, in cui molte innovazioni rischiano di fermarsi prima di arrivare davvero al paziente. Colmare questo divario significa trasformare la ricerca in strumenti di cura reali, capaci di migliorare la vita dei bambini e delle loro famiglie.


In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, centro di eccellenza che da anni lavora per portare l’innovazione scientifica fino al letto del paziente. Tra i medici accreditati di Eccellenza Medica il dottor Valerio Balassone è il nostro gastroenterologo pediatrico di fiducia del Bambino Gesù, protagonista di questa visione che unisce ricerca, tecnologia e pratica clinica.


Proprio per raccontare più da vicino questo percorso e permettere al pubblico di conoscere la visione dell’ospedale, Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, ha scelto ancora una volta di intervistare il dottor Balassone. Tra i due esiste infatti da tempo un rapporto di stima reciproca e di dialogo professionale, che nel tempo ha favorito una collaborazione naturale.


È proprio questa sintonia di visione — orientata alla diffusione della conoscenza e alla valorizzazione dell’innovazione in medicina — ad aver portato Roberta e Valerio a realizzare questa intervista, con l’obiettivo di raccontare come la ricerca possa davvero trasformarsi in cure sempre più sicure ed efficaci per i piccoli pazienti.




1) Dott. Balassone, bentrovato. Sarò diretta: si sente spesso parlare di brevetti che restano chiusi nei cassetti, specialmente nelle scienze della vita. Perché l'Ospedale ha deciso di fare questo 'sforzo extra' nel trasferimento tecnologico?


“È una questione di responsabilità. Nelle Life Sciences, il percorso che porta una scoperta dal laboratorio alla sala operatoria è lungo, costoso e pieno di ostacoli burocratici. Molte innovazioni straordinarie muoiono in quel 'limbo' perché manca il passaggio finale verso il mondo produttivo. Noi abbiamo scelto di impegnarci attivamente nel trasferimento tecnologico: non ci accontentiamo di aver inventato qualcosa di nuovo, vogliamo assicurarci che quel 'qualcosa' diventi uno strumento reale nelle mani dei medici. Lo facciamo perché sappiamo che ogni ritardo tecnologico è, potenzialmente, un'opportunità di cura in meno per un bambino".


2) Una delle novità più affascinanti di cui vi state occupando è il 'Virtual Mentor'. Di cosa si tratta esattamente e come aiuta il medico?


“Possiamo immaginarlo come un 'angelo custode digitale' che affianca il medico durante il suo percorso di apprendimento. Grazie all'intelligenza artificiale, questo mentore virtuale è in grado di osservare ogni minimo movimento della mano e dello strumento, correggendo in tempo reale la traiettoria o suggerendo la manovra più sicura. È un sistema che non dorme mai, sempre disponibile per allenare i nostri professionisti a gestire le situazioni più rare e complesse, prima di affrontarle sul paziente vero. Questo garantisce che, quando il medico arriva al letto del bambino, abbia già alle spalle migliaia di ore di 'volo' guidate da un occhio digitale infallibile".


3) Avete introdotto il concetto di addestramento 'Phygital'. Come si traduce questo termine per un genitore che vuole capire la sicurezza delle cure per suo figlio?


“Per noi 'Phygital' significa unire il meglio dei due mondi: la concretezza del tocco fisico e la potenza del calcolo digitale. Abbiamo creato simulatori che replicano fedelmente l'anatomia di un bambino, ma che sono 'vivi' grazie alla tecnologia. Questo ci permette di eliminare definitivamente l'uso di modelli animali per l'addestramento, una pratica del passato che non è più eticamente né scientificamente accettabile. Oggi i nostri chirurghi si formano su riproduzioni che reagiscono esattamente come un piccolo paziente, permettendo una precisione e una delicatezza che fino a pochi anni fa erano impensabili".


4) Questo progetto vive anche di grandi collaborazioni con il mondo della ricerca, le società scientifiche e l’industria. Come sai, a noi di Eccellenza Medica il tema degli ecosistemi sta molto a cuore: crediamo che l’innovazione nasca proprio dall’incontro tra competenze diverse. Quanto è importante, nel vostro lavoro, costruire questo tipo di rete per riuscire davvero a portare la tecnologia fino al letto del paziente?


“Si Roberta come ci diciamo spesso: nessuno vince da solo. Ti dico anche infatti che la collaborazione tra il Bambino Gesù, il rigore delle società scientifiche e la capacità produttiva delle aziende è ciò che permette alla tecnologia di scalare. Questo ecosistema garantisce che i nostri standard di sicurezza non restino un'esclusiva del Bambino Gesù, ma diventino un patrimonio comune. Formare medici di altri centri attraverso queste tecnologie significa proteggere i bambini ovunque essi siano, creando una rete di sicurezza che abbraccia tutto il territorio".


5) In definitiva, qual è il traguardo di questo lungo percorso che parte da un'azienda e arriva al letto del bambino?


“Il traguardo è la normalità. Il successo della nostra tecnologia è quando un bambino può tornare a giocare a casa più velocemente, quando una procedura è così sicura da sembrare semplice e quando un genitore può affidarsi al medico con totale serenità. Lo sforzo extra che facciamo per superare il limbo dei brevetti e creare una realtà industriale dedicata ha un solo scopo: trasformare l'eccellenza tecnologica nel tempo di vita dei nostri piccoli pazienti. Quella è l'unica metrica che conta davvero".

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