Cos'è la salmonella?
La salmonella, o salmonellosi, è un'infezione a carico dell'apparato gastrointestinale, causata da batteri del genere salmonella. È una delle più comuni forme di intossicazione alimentare che tende a scomparire nell'arco di pochi giorni. I batteri della salmonella vivono, in genere, sia nell'intestino degli animali che in quello degli esseri umani e vengono eliminati tramite le feci. Il contagio per gli esseri umani avviene principalmente l'acqua o cibo contaminato. Il rischio di contrarre l'infezione è più elevato quando si viaggia verso destinazioni sprovviste di acqua potabile pulita e di un corretto smaltimento delle acque reflue.
La salmonella è contagiosa. Un paziente potrebbe contrarla attraverso un'altra persona o tramite il proprio animale domestico. Un soggetto affetto da salmonella e che, ad esempio, non lava le mani dopo essere andato in bagno potrebbe contaminare superfici e alimenti e trasmettere l'infezione ad altre persone.

Quali sono i sintomi della salmonella?
I principali sintomi dell'infezione da salmonella si concentrano principalmente sullo stomaco e sull'intestino e possono manifestarsi sia da soli che in maniera congiunta. Essi sono:
- Diarrea;
- Febbre;
- Crampi allo stomaco;
- Vomito;
- Nausea;
- Brividi;
- Sangue nelle feci;
- Mal di testa.
Il periodo di incubazione, cioè il tempo che trascorre tra l'esposizione e l'infezione, può variare da un minimo di 6 ore ad un massimo di 6 giorni circa. La maggior parte dei sintomi si protraggono per 7-10 giorni. Potrebbero, però, volerci diverse settimane prima che vengano ripristinate le normali abitudini di evacuazione.
Cause della salmonella
Abbiamo già anticipato che i batteri della Salmonella vivono principalmente nell'intestino di persone e animali. Potrebbe, però, essere contaminato anche ciò che mangiamo, beviamo o tocchiamo, come ad esempio:
- Uova crude e gusci d'uovo;
- Frutta e verdura;
- Latte o prodotti lattiero-caseari non pastorizzati;
- Pollame;
- Carne rossa cruda;
- Frutti di mare;
- Piume, squame, pelle e feci degli animali;
- Acqua;
- Superfici infette.
Cosa accade quando si contrae la salmonellosi?
Si contrae la salmonella quando un numero significativo di batteri riesce a superare le difese dell’acido gastrico e del sistema immunitario, causando l’infezione. Questi batteri attaccano e distruggono le cellule della mucosa intestinale, compromettendo la capacità dell’intestino di assorbire l’acqua. Tutto ciò provoca crampi addominali e induce il corpo a espellere l’acqua in eccesso sotto forma di diarrea.
Quali sono i fattori di rischio?
Bisogna partire dal presupposto che potenzialmente chiunque può contrarre la salmonella. A seconda dell'età, dello stile di vita, dei farmaci regolarmente assunti o di eventuali patologie già diagnosticate potrebbero esservi maggiori rischi di infezione. In particolare, sono considerati a rischio:
- Over 65 e bambini che hanno meno di un anno di vita;
- Persone affette da una malattia infiammatoria intestinale;
- Pazienti che assumono farmaci antiacidi o che, di recente, hanno assunto antibiotici;
- Persone che vivono o lavorano vicino ad animali considerati ad alto rischio;
- Pazienti il cui sistema immunitario è compromesso a causa delle cure chemioterapiche, dell'HIV o di altre patologie o farmaci;
- Pazienti affetti da anemia falciforme, malformazione genetica che espone al rischio di osteomielite (complicazione, seppur rara, della salmonella).
Anche gli animali potrebbero avere l'infezione da salmonella oppure trasportarne il batterio. Nello specifico, gli animali più a rischio sono:
- Anfibi (rane e rospi).
- Rettili (tartarughe, lucertole e serpenti);
- Uccelli (polli, anatre, tacchini e uccelli selvatici).
- Animali da fattoria (mucche, capre, pecore e maiali).
- Animali domestici (cani, gatti, uccelli).
Come si diagnostica la salmonella?
La diagnosi della salmonella può essere effettuata in diversi modi. Si comincia sempre con una visita gastroenterologica, nel corso della quale il gastroenterologo sottoporrà il paziente ad un esame fisico e chiederà informazioni sia sui sintomi che su eventuali patologie già contratte o farmaci regolarmente assunti. Per una diagnosi precisa, lo specialista potrebbe prescrivere:
- Analisi del sangue;
- Esame delle feci;
- Campioni prelevati da altri fluidi o tessuti corporei, come ad esempio l'urina.
Complicazioni
Le complicazioni associate all'infezione da salmonella potrebbero causare conseguenze pericolose quando ad essere colpiti sono anziani, bambini, neonati, donne in gravidanza, persone che hanno subito un trapianto. Le principali complicazioni sono:
- Disidratazione;
- Infezione del tratto urinario;
- Meningite;
- Endocardite;
- Osteomielite;
- Artrite reattiva.
Come si cura la salmonella?
Nella maggior parte dei casi, non c'è bisogno di farmaci specifici per curare la salmonella in quanto tale condizione tende, dopo pochi giorni, a svanire spontaneamente. Per i soggetti affetti da gravi patologie o a rischio di complicazioni potrebbe essere necessario prescrivere degli antibiotici. Il ricovero in ospedale è, in genere, limitato solo ai casi di diarrea in forma grave. Per gestire i sintomi della salmonella è necessario bere molti liquidi. Questo è il modo migliore per prevenire la disidratazione.
Si può prevenire la salmonella?
Per ridurre il rischio di contrarre l'infezione è necessario prestare attenzione agli animali e ai metodi di preparazione degli alimenti. Per quanto concerne la preparazione del cibo è importante:
- Evitare di cucinare cibo per altre persone, se si ha la certezza di aver contratto l'infezione;
- Lavare le mani con acqua e sapone dopo l'utilizzo dei servizi igienici;
- Lavare le mani sia prima che dopo aver mangiato o preparato del cibo;
- Lavare le superfici e gli utensili da cucina sia prima che dopo la preparazione e il consumo del cibo;
- Cuocere gli alimenti ad una temperatura adeguata;
- Lavare o sbucciare la frutta e la verdura prima di tagliarle, mangiarle o cucinarle;
- Refrigerare o congelare quanto prima carne, frutti di mare e pollame;
- Evitare di bere latte non pastorizzato;
- Non cucinare né bere acqua di dubbia provenienza, soprattutto quando si è all'estero. In questi casi, conviene sempre utilizzare acqua in bottiglia.
Occhio anche alle buone pratiche da attuare per proteggersi dai batteri della salmonella diffusi dagli animali:
- Lavare le mani con acqua e sapone, non solo dopo aver toccato gli stessi animali o il loro cibo ma anche le lettiere, i giochi, gabbie, lettiera, escrementi e ciotole dell'acqua;
- Non mettere le mani in bocca dopo aver toccato animali;
- Non baciare le piume, la pelliccia, le squame o la pelle degli animali;
- Non mangiare né bere vicino ad animali ad alto rischio;
- Pulire adeguatamente la gabbia o la lettiera dell'animale, possibilmente evitando di utilizzare il lavandino della cucina;
- Non toccare animali ad alto rischio, soprattutto per chi ha un sistema immunitario debole.
Cosa mangiare quando si ha la salmonellosi?
Durante un'infezione da salmonella è importante seguire un'alimentazione leggera che aiuti l'intestino a recuperare e riduca il rischio di peggiorare diarrea, nausea e crampi addominali. Nei primi giorni è fondamentale bere molti liquidi per compensare quelli persi con vomito e diarrea e prevenire la disidratazione. Acqua, brodo vegetale o di pollo, soluzioni reidratanti orali e tisane non contenenti caffeina rappresentano le bevande più indicate.
Quando i sintomi iniziano ad attenuarsi è possibile reintrodurre gradualmente cibi facilmente digeribili, poveri di grassi e a basso contenuto di fibre. Tra gli alimenti generalmente consigliati rientrano:
- Riso bianco;
- Patate lesse o schiacciate;
- Pane tostato o fette biscottate;
- Cracker non conditi;
- Banane mature;
- Purea di mele;
- Fiocchi d'avena;
- Albume d'uovo;
- Brodo di pollo o vegetale.
Al contrario, fino alla completa guarigione è opportuno evitare tutti quei cibi e bevande che possono irritare ulteriormente lo stomaco e l'intestino. In particolare, è consigliabile limitare o evitare:
- Alcolici;
- Caffè, tè e bevande contenenti caffeina;
- Cibi piccanti;
- Alimenti fritti o ricchi di grassi;
- Latticini (ad eccezione dello yogurt, se ben tollerato);
- Alimenti ricchi di fibre;
- Bevande zuccherate e succhi di frutta;
- Cibi molto speziati.
Una volta scomparsi i sintomi, il ritorno ad una dieta normale dovrebbe avvenire in maniera graduale. In alcuni casi, previo parere del medico, può essere utile assumere alimenti contenenti fermenti lattici vivi o probiotici, come lo yogurt, per favorire il ripristino della normale flora batterica intestinale alterata dall'infezione.
Domande frequenti
La salmonellosi è contagiosa?
Sì, la salmonellosi è una malattia contagiosa, anche se nella maggior parte dei casi il contagio avviene attraverso il consumo di alimenti o acqua contaminati e solo più raramente da persona a persona. La trasmissione può verificarsi quando si entra in contatto con tracce di feci contenenti il batterio, ad esempio attraverso mani, superfici o oggetti contaminati.
Per questo motivo è fondamentale lavarsi accuratamente le mani dopo essere andati in bagno, aver cambiato un pannolino o aver manipolato alimenti crudi e animali. Inoltre, una persona può continuare a eliminare il batterio con le feci per diverse settimane dopo la scomparsa dei sintomi e, in alcuni casi, anche per diversi mesi, pur non avendo più sintomi.
Che colore hanno le feci con la salmonella?
Non esiste un colore specifico delle feci che permetta di riconoscere un'infezione da salmonella. Nella maggior parte dei casi la diarrea può presentarsi con feci marroni, ma possono essere anche giallastre o, più raramente, verdastre. Più del colore, è importante prestare attenzione alla consistenza, che spesso è liquida o acquosa. In alcuni pazienti possono inoltre comparire muco o tracce di sangue nelle feci. Se la diarrea è abbondante, persistente o accompagnata da sangue, febbre elevata o segni di disidratazione, è opportuno rivolgersi tempestivamente al medico.
Cosa succede se si prende la salmonella in gravidanza?
Nella maggior parte dei casi, la salmonellosi in gravidanza provoca gli stessi sintomi che si osservano nel resto della popolazione, come diarrea, nausea, vomito, febbre e crampi addominali. In gravidanza, però, è richiesta una maggiore attenzione perché la perdita di liquidi e la febbre possono aumentare il rischio di complicanze sia per la madre che per il feto.
Nei casi più gravi, soprattutto se l'infezione non viene trattata adeguatamente, possono verificarsi una riduzione dell'apporto di ossigeno e nutrienti alla placenta, con un aumento del rischio di parto prematuro o, più raramente, di aborto spontaneo. Per questo motivo, in presenza di sintomi riconducibili alla salmonella è importante contattare tempestivamente il proprio medico o il ginecologo.
Come si cura la salmonella nei bambini?
Nella maggior parte dei casi, la salmonellosi nei bambini guarisce spontaneamente nel giro di pochi giorni e il trattamento consiste soprattutto nel prevenire la disidratazione. È quindi importante far bere frequentemente il bambino, preferendo acqua o soluzioni reidratanti orali consigliate dal pediatra, e seguire un'alimentazione leggera fino alla scomparsa dei sintomi.
Gli antibiotici non sono generalmente necessari nelle forme di gastroenterite non complicata, poiché non accelerano la guarigione e vengono riservati ai casi più gravi, ai lattanti molto piccoli o quando l'infezione si diffonde oltre l'intestino. Se il bambino presenta sangue nelle feci, febbre elevata persistente, segni di disidratazione o i sintomi non migliorano entro pochi giorni, è opportuno contattare tempestivamente il pediatra.
Come si riconosce la salmonella nelle uova?
Non è possibile riconoscere un uovo contaminato dalla salmonella osservandone il colore, l'odore, il sapore o l'aspetto esterno. Anche un uovo apparentemente integro e fresco può contenere il batterio oppure essere contaminato sul guscio.
Per ridurre il rischio di infezione è consigliabile acquistare uova provenienti da filiere controllate, conservarle sempre in frigorifero, evitare il consumo di uova crude o poco cotte e cuocerle fino a quando sia l'albume che il tuorlo risultano completamente rassodati. È inoltre importante evitare il contatto tra uova crude e altri alimenti pronti al consumo e lavare accuratamente mani, utensili e superfici dopo averle manipolate.
Quanti tipi di salmonella ci sono?
Attualmente sono stati identificati oltre 2.500 sierotipi (o sierovari) di Salmonella, appartenenti principalmente alla specie Salmonella enterica. Tuttavia, solo una parte di essi è responsabile delle infezioni nell'uomo. I sierotipi più frequentemente associati alla salmonellosi alimentare sono Salmonella Enteritidis e Salmonella Typhimurium, che vengono trasmessi soprattutto attraverso alimenti contaminati come uova, carne, pollame e latte non pastorizzato.
Esistono inoltre altri sierotipi, come Salmonella Typhi e Salmonella Paratyphi, responsabili rispettivamente della febbre tifoide e della febbre paratifoide, patologie diverse dalla comune gastroenterite da salmonella e più diffuse in alcune aree del mondo con scarse condizioni igienico-sanitarie.
La salmonella passa da sola?
Sì, nella maggior parte dei casi la salmonellosi è un'infezione autolimitante e tende a guarire spontaneamente nel giro di 4-7 giorni, senza la necessità di assumere antibiotici. Il trattamento consiste principalmente nel riposo, in un'adeguata idratazione e nel reintegrare i liquidi persi con diarrea e vomito. Gli antibiotici vengono generalmente prescritti solo ai pazienti più a rischio di complicanze, come neonati, anziani, persone immunodepresse o quando l'infezione si diffonde oltre l'intestino.
Quando bisogna andare in ospedale per la salmonella?
È opportuno rivolgersi tempestivamente al pronto soccorso o contattare il medico se la salmonellosi provoca diarrea persistente o con sangue, febbre elevata, vomito che impedisce di bere, segni di disidratazione (come sete intensa, ridotta produzione di urina, capogiri o forte debolezza) oppure se i sintomi peggiorano invece di migliorare dopo alcuni giorni. Un'attenzione particolare è necessaria per neonati, bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone con un sistema immunitario debole, le quali presentano un rischio maggiore di sviluppare complicanze e potrebbero richiedere il ricovero ospedaliero.

